lunedì 29 febbraio 2016

Preliminari…servono sempre.

Enzo sono naturalmente io, Giulia ha un altro nome: quando scrissi questa serie di post mi sembrò che darle un altro nome potesse difenderne la privacy. Lei è una hostess, conosce molta gente e ama la discrezione. So che sono tutte sciocchezze però mi piaceva tenermi almeno il segreto della sua vera identità, forse pensavo che ciò potesse far durare la storia per sempre.
Giulia comunque è viva qui, con me, bloccata in questo tempo e in queste righe, non mi fa nè bene nè male, non più almeno di quanto me ne faccia la vita che ora scorre apparentemente concreta fra le mie mani.
I post li scrissi di getto con una violenza sintattica e verbale mai più toccata dopo, quando mi sono imposto una misura più composta, più simile alla mia vita apparente. La lingua sembra grezza e superficiale ma vi assicuro che, per quanto mi riguarda, la mia storia con Giulia non potevo raccontarla meglio.
Era vera, lo è ancora a modo suo, è una lama che mi ha sezionato crudelmente, anche adesso che riscrivo di lei.

Post del lunedì con le autoreggenti ma senza Giulia

Ho passato la domenica con Giulia. Sabato mi ha dato buca, aveva da fare e una che lavora in aereoporto ha sempre da fare.
Negli ultimi mesi, non so perchè, ancora di più. Al telefono era Giulia impegnata e di fretta, io invece piacione e coglione; così lei mi ha liquidato in fretta -Ci vediamo domattina alle 10, ok? – Ok, certo, avevi già messo giù! Non è stata una bella giornata ieri. Non ci siamo lasciati ma neanche presi Giulia. Ci siamo misurati, in giro, a pranzo e dopo. Sul dopo meglio stendere un velo perchè io che avevo una gran voglia stupida di te, me la son tenuta visto che mi parlavi e parlavi e parlavi, e accavallavi e scavallavi le gambe e avevi sù le autoreggenti che ti stanno bene da morire ( ti sta bene tutto).
Va bene, ho capito, parliamo, sono tranquillissimo. Ho pensato che significa? Me la fa sentire nell’aria con la faccia di chi dice – Stai fermo lì! si guarda ma non si tocca! Zitto che adesso ho da dirti delle cose.-
Ed io zitto son stato zitto: mi sono detto – Vuoi fregarmi e farmi fare la figura dello scemo con la lingua di fuori e gli ormoni senza controllo? E io sono tranquillo, Vedi? Tranquillissimo, delle tue cosce e del tuo profumo non me ne frega niente. Parliamo, è meglio, dobbiamo chiarire dolcemente alcune cose, alcuni momenti- Parliamo che questi cazzo di uomini che con la loro idea fissa sono insopportabili. Giulia guarda come sono corretto. Riesco perfino a guardarti negli occhi invece che nella scollatura, e discutiamo… dei momenti che, delle sensazioni che poi, delle, delle delle delle delle………… via.
– E poi, guarda Piero, l’ho notato che non ti attraggo più come prima. Che sei distante e distaccato, non mi guardi più. Insomma non hai tensione verso di me.-
Prendi il paltò, ti alzi, mi baci sulla guancia e ci sentiamo domani, è tardi ho un sacco di cose da sbrigare. Ma porca miseria Giulia, è tutta una finta, ma dove vai ( che gambe madre santa che gambe) Giulia dai sono eccitato come un cerino in mezzo ai fuochi d’artificio. Andata! E so che non leggerai nemmeno questo scritto, cosa tene frega a te dei blog. Giulia porca miseria che lunedì di merda.

Storia di ieri ma ci penso solo oggi in macchina

Dovevo capire che il temporale era in arrivo, aveva già cominciato a piovere. Io ho fatto una cosa come un’altra: ho preso l’ombrello e mi sono detto – Fra un po’ spiove-
Sono uscito, fatta la spesa, il giornale, quattro passi, l’idea di andare allo stadio ( giocano in casa), casa mia, un primo e un secondo e poi a cascata le solite minchiate che un uomo fa nel pomeriggio per riempire un vuoto che non vuole vedere.

Ci vediamo domani alle 10, perfetto.

Domani è domani, se chiudo gli occhi ti vedo benissimo, sento la tua pelle, mi guardo attorno e cammini dentro questa stanza. Buona sensazione Giulia, attraverso la porta rimasta aperta vedo una tua gonna lasciata sulla spalliera di una sedia: domani te la metti, ed io poi te la tolgo Giulia. Sì certo faccio così e il pensiero vola via in fretta e arriva ad altre mete. Bellissime, come te, come noi, una goduria infinita.
Domenica sta svanendo in fretta e il tempo è un’opinione. Non è stata una bella giornata ieri. Avevo un’idea diversa, di quelle basate su niente: sono le migliori, spuntano così come un fungo dopo la pioggia e tu le guardi contento magari pensando che è merito tuo, di una tua ricerca; invece sei soltanto uno spettatore interessato.
In macchina sotto casa tua ho cambiato venti volte stazione alla radio, ho fumato due sigarette, col finestrino aperto però che poi ti lamenti sempre – c’è puzza di fumo qui!- In macchina ho atteso il miracolo di vederti scendere le scale e godere del tuo passo da femmina sui tacchi che mi fa morire ogni volta. Sai che faccio Giulia? Faccio finta di essere un altro e di stare lì per caso, magari aspettando la nonna o la zia, e tu scendi le scale ed io mi dico – ma guarda che pezzu di fimmina ma chi sarà, devo conoscerla, devo inventarmi qualcosa… ma questa è una storia di ieri ed io devo pensare al domani.

sabato 27 febbraio 2016

Hall, il bisogno di camminare

Un cane bastonato ecco quello che sono qui davanti alla Hall.
Qui perchè ci sono arrivato quasi automaticamente: la strada che in due anni ho fatto centinaia di volte. Quella che potrei fare ad occhi chiusi. Ti ho già vista, fra la gente che affolla la grande sala e tu invece stai guardando da un’altra parte. E sono qui immobile a godermi la scena da lontano per paura di perderla per sempre. Perchè lo sento che basta niente, una parola un gesto una virgola e chiudiamo. Allo stesso modo per un niente ricominceremmo Giulia, per un qualcosa leggero come un fiato.
Il bisogno di camminare verso di te mi arriva addosso senza avvisarmi, senza pietà, senza che io possa fare altro che attraversare lo spazio che ci divide. E tutto l’inutile che ronza qui intorno per magia sta svanendo: tutti fuori di lato, neanche un contorno. Ti volti, mi guardi, fai un sorriso lieve come un uccellino
– Enzo, ciao, pensavo di vederti. Come stai?- Hai pronunciato il mio nome con quel tuo timbro di voce speciale con cui dici le vocali, tonde e burrose come le tue tette e mi fai morire.
Non ho programmato niente e mi esce quello che c’è
– Sono venuto a respirare un po’ della tua aria, Giulia.- E scappo via, mi giro e scappo via perchè sto piangendo porca miseria. Non voglio che tu mi veda piangere che non so nemmeno io come sta accadendo, tutto questo annegare senza che io possa dargli un nome che mi prende e mi sconvolge. Non voglio farti tenerezza non sono sconfitto io, non verrai da me per pietà , non per quello e nemmeno perchè per ora non hai niente di meglio da fare. Se mi vedi piangere si falsa tutto: questa storia non riprenderà da un uomo sfatto e disperato e la macchina è ormai a 2 metri.
Mi prendi per il braccio e resto bloccato ma girato. Allora giri tu davanti a me e mi carezzi il volto e sei esattamente il pozzo dove annego, la pazzia che mi ha preso. Maledizione! – Aiutami Enzo io non so ma mi manca tutto e tutto mi sta storto. Non sto bene, non sto bene-
Ho chiuso gli occhi per non vederti andare via e adesso ho scritto neanche la metà di quello che è successo fra te e lo sportello del coupè. Anche se fossi uno scrittore perfetto non ci sarei riuscito Giulia. Partirò senza di te, questo l’ho capito.

Cuccurucucù Paloma

Cuccurucucu’ Paloma ahi ahi ahi ahi ahi cantava.Cuccurucucucucucucu Paloma ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi cantava.
Ho beccato questa canzone in radio e adesso mi gira in testa mentre cerco un parcheggio dopo aver guidato da cani per tutti i 50 Km.
Le serenate all’istituto magistrale nell’ora di ginnastica o di religione. Per carnevale suonavo sopra i carri in maschera e ci siamo conosciuti 2 anni fa ad un carnevale ricordi Giulia? Avevo gia’ la luna e Urano nel Leone, perché è stato immediato, e se ci pensi meno di un attimo è stata la stessa cosa per te. Mi hai detto
– Ma questa non era la sera di vestirsi in maschera!- ed io sono rimasto lì come un minchione ridendo senza trovare nessuna delle mie battute micidiali. Ballare abbiam ballato e c’era un gran casino a casa di Lucio, c’era anche quello stronzo, come si chiamava, quello che ti aveva accompagnato che ridendo mi guardava carico d’odio. Il mare nel cassetto, le mille bolle blu, e io ho già perso due o tre posteggi perché ho la testa altrove. Sono emozionato e quello lì è un posto: fermi tutti. MIO! Esco e ti vengo a cercare.
Ho preparato una decina di discorsi intelligenti adatti a non farmi prendere per il culo appena ti compaio davanti. Tutti inutili e dimenticati, quando arrivo e ti vedo ti dico solo Ciao e poi vado avanti a braccio, vado avanti. Che sono teso e ho la lingua attaccata al palato e negli ultimi 20 minuti mi sono ripetuto che è una storia come un’ altra, che bisogna prendersela con filosofia ( la frase più cazzona del mondo) che bisogna dimostrarsi interessati ma non sconvolti, Giulia.
Cuccurucucuu’ Paloma, ahi ahi ahi ahi ahi cantava.
Tengo la radio accesa e non riesco a scendere: non ho filosofie, non ho strategie, non ho scuse né battute. Non ho una minchia di niente e vengo su lo stesso. Insomma mi sono eccitato. Che significa? Dai non puoi farmi anche questo, cioè me lo hai sempre fatto ma adesso è diverso, santo Dio, adesso cosa c’entra sto coso ingombrante dentro i pantaloni? Cantami o diva dei pellerossa americani le gesta erotiche di squaw Pelle di Luna perché alle mie non voglio pensare.

venerdì 26 febbraio 2016

Cuccurucucù paloma, da quando sei andata via…

Scendo. Chiudo e mi incammino.
Piove ma sono sudato e vado in fretta, voglio bruciare il tempo adesso perché da quando sei andata via non esisto più - il mondo e’ grigio il mondo e’ blu. Nella hall non ti vedo, rallento no, non ci sei.
C’è quell’altra la tua collega bionda con le tette grosse, Mazzeni , Mazzini non me lo ricordo. Quella con l’aria da finta scema che mi guarda sempre strano come se fossi un marziano. Te non ti vedo, ti sarai allontanata . L’altra mi ha inquadrato e mi fissa:
– Beh che fai? Resti lì? Vieni vieni, bellino, che c’è, cerchi Giulia?
- Ciao, passavo da qui ( detto male) e infatti la Mazzeni-Mazzini mi compatisce con lo sguardo…
– Giulia??? Giulia è in malattia. Non lo sai? Ha spedito certificato medico, ha l’influenza ( Te lo dico io che tipo di influenza ha, scemo di un minchione che le corri dietro mentre ci sarebbero occasioni da prendere senza sforzo e tu vai dietro ad una scema montata che se nefrega di te. Scemo che più scemo non si può ). Ha detto che rientra venerdì-
Stop, non parla più. Mi fissa con gli occhi tondi e aspetta che io apra bocca. Le avrò detto qualcosa ma non lo ricordo. Viaggio a vuoto. Giulia non c’era e non mi aspettava, non ho potuto fare la parte dell’uomo intelligente che capisce, apre prospettive, costruisce un rapporto e sa sorridere degli inciampi. L’ira funesta dei profughi afgani che dal confine si spostarono nell’Iran. Il mondo e’ grigio il mondo e’ blu Cuccurucucuu’ Paloma ahi ahi ahi ahi ahi cantava. Lady Madonna (I can try) with a little help from my friends. Goodbye Ruby Tuesday come on baby let’s twist again. Once upon a time you dressed so fine, Mary like just a woman, like a Rolling Stone.
Da quando sei andata via non esisto piu’.

Il coupè e il mazzo di fiori

E’ andata così che sono di ritorno con un mazzo di fiori sul sedile accanto al mio. Mi sono rincoglionito era scontato ma sono sorpreso della gravità del fatto: faccio finta di passare per caso nei luoghi che frequenti, faccio finta di esistere, faccio finta anche adesso davanti alla fioraia.
Quando sono arrivato ero calmissimo tanto che non mi riconoscevo, ho parcheggiato e mi sono guardato intorno. Calma piatta e negozio aperto. Mi son detto vuoi vedere che la incontro dentro? Certo che la incontro dentro, me lo sento che è lì. Io non sbaglio mai in queste cose.
Infatti non c’era.
La padrona quando sono entrato che mi è scappata la porta ha fatto un salto, per il rumore. Poi mi ha sorriso – Scusasse mi sono spaventata, mi dica prego.
– Cosa devo dirti scusa? Cerco Giulia, dov’è? Dovevo dirgli così ma non l’ho fatto naturalmente. Mi prenderei a schiaffi, non dico da molto tempo quello che ho dentro, resto chiuso, inespresso, delego tutto al gesto, all’intuizione, al caso? Così ho farfugliato che mi serviva una composizione, anzi no un mazzo anzi no una pianta, ma con i fiori, gialli. Rossi anzi, oppure vah di tutti i colori:
Carmela, la fioraia, se l’è fatta addosso, l’ho capito dopo, ha pensato che ero un pazzo violentatore tossicorapinatore di merda. Quando ha guardato meglio si è resa conto che ero solo un povero scemo alle prese con un problema serio: fiori per una donna. Giulia non c’era, ho cercato bene mentre quella mi faceva la composizione. Ho scucito più di 50 euro ho ringraziato e son venuto via con la coda fra le gambe.
Non mi sentivo così dai tempi delle elementari quando perdemmo la finale del rione di calcio a Picanello per 5 a 4 ed in porta c’ero io. Torno alla base, spengo il motore. E i fiori? adesso li butto. Ma no li tengo mi faranno compagnia assieme al gatto.
Stasera surgelati e tv, mastubazioni mentali e vuoti a perdere. Giuli non c’è più non mi vuole vedere e non mi cerca, salgo in casa, nella mansarda al quarto piano, c’è il mio gatto Bonsai che mi aspetta e il divano.
C’è la mia solitudine che ha voglia di divertirsi con me, non ho intenzione di darle alcuna soddisfazione.

Le scale di casa

Apro la porta che abbiamo aperto mille volte assieme con la frenesia di salire su in fretta per fare l’amore… adesso mi suicido. Chiamo l’ascensore che non arriva, se mi ammazzo mi arrendo, quindi non mi suicido.
Allora questo ascensoreeeee, sempre quella stronza del terzo piano che lascia accostate le porte,vaffanculo cambio casa. Ma sì cambio vita, cambio città, cambio anche il gatto.
Nel mentre salgo a piedi e sono così rincoglionito che mi accorgo dopo di aver superato il sesto piano…Ridiscendo gli ultimi due e non se ne parla più. Stravolto, son stravolto. Giulia mi hai ridotto in pochi giorni una merdina senza fiato e questi fiori li butto nel cesso.
Quarto piano , fine della discesa, apertura porta, entrata in casa e accensione luce con i fiori in mano.
Quarto piano ed ho la testa altrove, quarto piano e la mia casa comincia a starmi sul cazzo e poi com’è che Bonsai non accorre? Mancavano anche le solite due mandate alla porta.
Porca puttana, ci sono i ladri! 
Si saranno appostati perchè sono rientrato prima, si saranno già fottuti i soldi che avevo dentro il cassetto in basso del comodino. Adesso escono e mi pestano. Ed io gli rompo il culo e almeno muoio eroicamente pronunciando il tuo nome Giulia brutta bastarda!
Cosa minchia me ne frega di vivere adesso… anzi non muoio ma mi faccio tanto male e qualcuno degli amici in comune stanotte ti telefona e ti dice – Enzo è stato aggredito in casa. E’ ferito gravemente!-
E tu corri e mi bagni di lacrime vere così vere che mi sembra di sentirle sulla pelle.
– Sono per me quelli? Che belli, Enzo. Li hai scelti bene.- 
Sei dentro casa!! Certo hai un mazzo di chiavi.
Le lacrime sono le mie, più vere di così! Mi carezzi e mi guardi, sei di una bellezza che, ma come si descrive la tua bellezza? Sei un sorriso dentro il cervello ecco. Io non faccio niente non dico niente non sono niente non capisco niente e tu mi prendi per la mano
– Dai ceniamo che si fredda tutto- Bonsai spunta da dietro il divano, la bestia pelosa che oggi non mi ha neanche cagato, mi guarda anche lui schifato. Devo avere una faccia da incubo. Qualche ora assieme, una specie di oasi, un far finta che non è accaduto niente, solo un paio d’ore a dirci cose più o meno. Lontanissimi dal cuore del problema. Poi il suo profumo, la sua pelle, il rumore delle sue calze sfregate le une sulle altre quando le accavalla hanno buttato giù la porta e mentre mi dice del nuovo contratto sindacale mi alzo e le passo accanto. Mentre aggiunge che la situazione è grave io le dimostro che è gravissima, sono a mezzo centimetro dai suoi occhi, le prendo le mani e il mio petto sfiora le sue spalle. Mentre io sono alle porte del paradiso
– Enzo no ti prego non roviniamo tutto. Non adesso- e mi passa una mano fra i capelli
– Ho bisogno di tempo. Devo capire, non ho mai avuto niente come noi due ma non va come vorrei. Sono confusa aiutami.-
E l’ho accompagnata a casa di sera tardi che era quasi notte. Voleva prendere un taxi, le ho detto di non fare la scema e siamo andati via nel buio della notte. Sotto casa ho bevuto un suo bacio e lei me lo ha concesso con trasporto, le ho dato i fiori con tutti pensieri che ci stavano sopra. Non ci siamo detti le minchiate che si dicono in questi casi, ci sentiamo ci vediamo. Tanto lo so che sarà così e non so come finirà, devo capire anch’io devo parlarmi un po’ sù ma io non lascio. questo è un intermezzo poi c’è la partita di ritorno.
Non lascio, Giulia, perchè ti amo. L’ho detto! Nooooooo ho detto questa cosa qui. Ma che stronzo l’ho detto adesso alle due di notte solo in macchina! A lei devi dirlo grandissimo minchione!!!-
Ma siccome sono sfatto, ho tagliato un incrocio e me ne accorgo adesso e ho la seconda ingranata da mezzo chilometro e la luce interna dell’auto indica chiaramente che non ho chiuso bene la portiera e il suono di campanellino che sento da qualche minuto non è la radio e nemmeno gli angioletti ma il cicalino di avvertimento. Siccome tutto ciò ne riparliamo domani. Non ho dormito un cazzo, però adesso ho scritto il post.
Tasto arancione click: PUBBLICA POST. Buongiorno.

giovedì 25 febbraio 2016

Poi di sera, 24 aprile del…

Ore 21, suona il campanello, non aspetto nessuno. Apro, c’è Lucio davanti all’uscio.
– Ciao Enzo
– Ciao- 10 secondi di silenzio e guardarsi in faccia.
– Ok adesso che abbiamo esaurito i convenevoli mi fai entrare?
Lo tiro dentro e l’abbraccio, in fondo son contento di vedere qualcuno. – Enzo che stai facendo’ Sono almeno 4 giorni che non ti si vede in giro. E siccome lo guardo male, inverte la rotta. – E’ una sera così, passavo per strada, avevo voglia di vederti. Ho suonato.
– L’ascensore era libero?
– Sì perchè?
– Problema mio.
Intanto compare Bonsai che fa le fusa come un frigo sfasciato e si strofina addosso a Lucio in maniera vergognosa. Mi tradisce anche lui il vigliacco!
– Non so perchè ma quando arrivo io invece è sempre occupato. Fermo al terzo piano.
Non gliene frega niente a nessuno di queste cose e per fortuna cambiamo argomenti: lavoro, salute della mamma, gossip vari. Manuela che si deve essere rifatta le tette, Claudio che forse lascia la moglie…
– Lucio mangiamo qualcosa assieme-
– Vuoi dire usciamo? Perchè avvelenarci?- L’ho convinto invece, spaghettata in due ma la prossima volta fuori con gli amici di sempre però. Lo so perchè è venuto, prima o poi tira fuori Giulia. Aspetto. Che stronzo, sto scolando la pasta e ancora niente! Lucio vaffanculo non ho voglia di stare sulle spine e perciò sparo così al volo e senza prevviso.
– Senza Giulia sono un altro e ci sto male. La voglio e voglio trovare un senso a questa voglia…
Parliamo per un’ora , fitto fitto. e dentro c’è di tutto. C’è la nostra vita, i nostri dubbi e i nostri errori ma anche le sicurezze e le incazzature. C’è talmente tanto dentro due amici che hanno da dirsi che Bonsai si è rotto le palle ed è sparito. Nessuna soluzione, molte idee, alcune minchiate.
– Siete giusti insieme tu e lei, Enzo, devi riannodare i fili… e comprare qualche bottiglia in più per gli amici! Ridiamo, è così bello ridere e prendersi un po’ per il culo. Siamo due vecchi ragazzi che hanno voglia di stare insieme. Gli dico del blog. E’ incuriosito, legge, anche l’ultima cosa qua sotto. Quando va via mi dispiace, la notte è ancora lunga. Sulla porta mi fa:
– Se nel 43 c’eri cosa avresti fatto?
-Lucio, sarei entrato nella Resistenza. E sarei stato ucciso dai partigiani comunisti entro la fine del 45.
– Ciao Enzo
– Ciao Lucio.
PORTA CHIUSA

Dentro la sera e dentro gli umori della gente.

Passo da Lucio, prendiamo altri 2 o 3 e ce ne andiamo in un pub. Mangiamo, parliamo e beviamo, tiriamo fuori le nostre sciocchezze vere e diventiamo bellissimi. Tristi e bellissimi come questa parte di vita.
Esco, ho lasciato il gatto con la ciotola piena e la finestra un po’ aperta così se vuole esce anche lui.
Esco per vivere ma così non può continuare, no che non può continuare. E infatti ho qualche idea per la testa. Stasera lascio perdere, stasera mi covo un sogno, quello di far uscire la bellezza dalla mediocrità di questi giorni. Una perla dentro la cozza e la sera a fare da contorno.
Esco con l’anima tra i denti. Non mi accadeva veramente da molto tempo: ho dovuto fare i conti col maltempo. Stasera piove in modo imbarazzante e tira un vento che sposta le auto, il clima perfetto per un’uscita fra amici. Ci siamo infilati in un locale e le ore sono sfilate senza infamia nè lode, non si è detto niente di interessante o produttivo. Minchiate in libertà, mugugni, riflessioni postmoderne ed imbarazzi vari. Ho scoperto che spesso ci teniamo dentro le cose, ce le facciamo inacidire dentro invece di liberarci parlare magari incazzarsi e provare a sbrogliare il gomitolo. Stasera parole a metà, discorsi a metà, abbiamo fatto a metà anche col conto!
Solo il tempo ha compiuto interamente il suo sporco lavoro e mi ha fatto andare in tilt la macchina. Quattro telefonate per spostare gli appuntamenti di domani e preghiere all’elettrauto. Penso e rifletto: per esempio penso che sono uno stronzo ad aver lasciato la finestra mezza aperta per il gatto. E’ entrata acqua naturalmente e adesso ramazza! Penso che fra un paio di settimane vado via, prendo il primo aereo e sto fuori 3- 4 giorni. Restare qui a fracassarmi le palle non mi aiuterebbe. Certo se Giulia, certo se una telefonata, certo se un cambio di rotta o un colpo d’ala. Certo che son messo male, ma lei? Penso a questo blog, alle cose che ci scrivo sopra e a quelli che le leggono. Gli altri! La blogosfera è la fotocopia del mondo reale, stesse vette e stessi abissi a buon mercato. Ah, devo telefonare alla signora Pagnini se parto, per Bonsai: se non me lo tiene che minchia faccio? Non posso portarmelo in giro, non ora. C’è ancora vento fuori e il cielo livido. Meglio fare un giro in rete e poi telefonare a sua maestà l’elettrauto.
Dopo mi nascondo dentro il sonno.

mercoledì 24 febbraio 2016

L'assassino silenzioso

L’amore che si presenta alle spalle
di notte 
è un assassino silenzioso.
Scivolo tra le sue braccia
per sfuggire al mio destino.
Dibattersi, negare
cambiare il suo disegno con una poesia
bilanciare con i miei frammenti
il suo sorriso finale è l’ultima sciocchezza
di quest’uomo.
Stanotte non finirà così
Per molto tempo ancora
tralascerò quella virgola che fa da confine
tra la vita e i giorni vuoti.
E voltandomi ti bacerò come tu non hai mai provato
Mi ucciderai certo ma non sarà invano
ti accoglierò da solo
stanotte.
Come sempre sono stato
e ti guiderò la mano
e per un lunghissimo attimo
capirai.
Dopo sarà troppo tardi
Troppo facile
troppo rapido e lontano



martedì 23 febbraio 2016

Tempo cromatico

Ho deciso di osare e cercherò la verità, la mia, la tua, per la nostra c’è tempo.
Un’attesa di cotone per evitare che le perturbazioni ci infrangano su nuovi spigoli, nuove edizioni di amori infranti oltre i quali guardare-
Possiedi un bel silenzio, ci costruisco sopra il prima e il dopo, divoro l’attimo sospeso delle mie idealizzazioni, guarda che ora fanno le lancette della mia felicità scomposta... e non fare sparire l'orologio!
Se mi hai portato qui è perchè possiamo seguire il sentiero delle nuvole sul mare: lo vedi, è lì ci osserva. Ma non ci invita, così io ne scruto l’incipit e ne immagino l’andatura,il segno, il ritmo. c’erano vicoli scuri prima di questo tramonto.
Molto al di là del limite dell’orizzonte abbiamo deciso di tornare a riva, di festeggiare l’inverno e invocare in silenzio le onde del cuore. Tarderà il sole nel suo addio e noi balleremo ancora sulle luci riflesse il ritmo delle maree. Stanotte soltanto.

lunedì 22 febbraio 2016

Meteo

Esco. 
Dentro la sera e dentro gli umori della gente. 
Passo da Lucio, prendiamo altri 2 o 3 e ce ne andiamo in un pub. Mangiamo, parliamo e beviamo, tiriamo fuori le nostre sciocchezze vere e diventiamo bellissimi. Tristi e bellissimi come questa parte di vita.
Esco, ho lasciato il gatto con la ciotola piena e la finestra un po’ aperta così se vuole esce anche lui.
Esco per vivere ma così non può continuare, no che non può continuare. E infatti ho qualche idea per la testa.
Stasera lascio perdere, stasera mi covo un sogno, quello di far uscire la bellezza dalla mediocrità di questi giorni. Una perla dentro la cozza e la sera a fare da contorno. Esco con l’anima tra i denti.
Non mi accadeva veramente da molto tempo: ho dovuto fare i conti col maltempo. Stasera piove in modo imbarazzante e tira un vento che sposta le auto, il clima perfetto per un’uscita fra amici. Ci siamo infilati in un locale e le ore sono sfilate senza infamia nè lode, non si è detto niente di interessante o produttivo. Minchiate in libertà, mugugni, riflessioni postmoderne ed imbarazzi vari. Ho scoperto che spesso ci teniamo dentro le cose, ce le facciamo inacidire dentro invece di liberarci parlare magari incazzarsi e provare a sbrogliare il gomitolo. Stasera parole a metà, discorsi a metà, abbiamo fatto a metà anche col conto!
Solo il tempo ha compiuto interamente il suo sporco lavoro e mi ha fatto andare in tilt la macchina. Quattro telefonate per spostare gli appuntamenti di domani e preghiere all’elettrauto.
Penso e rifletto per esempio penso che sono uno stronzo ad aver lasciato la finestra mezza aperta per il gatto. E’ entrata acqua naturalmente e adesso ramazza!
Penso che fra un paio di settimane vado via, prendo il primo aereo e sto fuori 3- 4 giorni.
Restare qui a fracassarmi le palle non mi aiuterebbe.
Certo se Giulia, certo se una telefonata, certo se un cambio di rotta o un colpo d’ala. Certo che son messo male, ma lei? Penso a questo blog, alle cose che ci scrivo sopra e a quelli che le leggono. Gli altri! La blogosfera è la fotocopia del mondo reale, stesse vette e stessi abissi a buon mercato. Ah, devo telefonare alla signora Pagnini se parto, per Bonsai: se non me lo tiene che minchia faccio? Non posso portarmelo in giro, non ora.
 C’è ancora vento fuori e il cielo livido. Meglio fare un giro in rete e poi telefonare a sua maestà l’elettrauto. Dopo mi nascondo dentro il sonno.

domenica 21 febbraio 2016

Cambio profilo tariffario

Avete mai provato la tecnica del “chiodo scaccia chiodo”? NON FUNZIONA se il chiodo ce l’hai piantato davvero dentro il cervello. Però ci provo lo stesso: annichilisco il tempo dandogli in pasto qualche altra sciocchezza con cui giocare. Che giornata del cavolo.
Ho trascorso la mattina gironzolando per il mio quartiere, e non mi è piaciuto poi molto. Ho telefonato a un paio di amici: indisponibili! Ho chiaccherato con una commessa di un centro commerciale, era al reparto telefonia e le ho fatto credere di voler cambiare profilo tariffario, di voler comprare un cellulare nuovo… le ho fatto credere insomma.
Ma era una scusa bastarda per continuare a sbirciare il suo decolletè: bello, veramente bello.
Guardandolo mi sono scordato per qualche mezzora di molte cose e me ne sono venute in mente altre. E che cavolo! Non si può sempre dominare il flusso dei pensieri, il flusso è flusso mica chiacchere.
 - Altrimenti cambia gestore totalmente… Che profumo di pelle
-… e passa a 3. Il punto di separazione fra i seni è fantastico e lascia presupporre delizie nascoste
- …che ha tariffe molto convenienti. Ma solo se fa un contratto. Lei ha la partita iva?
Io avevo la partita iva e lei aveva un collo perfetto; sembrava un’accoppiata vincente, una storia nata perfetta. 
- Adesso guardo il suo profilo sul computer e vediamo che si può fare, sa purtroppo noi qui abbiamo alcune limitazioni… ecco vediamo…
 Eccome no fanciulla dai capelli corvini, vediamo, vediamo dove puoi arrivare, dove possiamo arrivare. Io non ho limiti, sono una mina vagante
- …Oh! purtroppo lei ha già un contratto con 3 e noi da qui non possiamo intervenire sui vecchi contratti. Quanto mi dispiace ( sembra sincera) deve andare per forza in un centro ufficiale 3.
- Come si chiama signorina? - Giulia - e splendido sorriso.
- Senta adesso si è fatto tardi, vorrei comunque chiudere questa cosa qui da voi. Siete vicini a casa e lei è gentile, mi dia alcuni prospetti scritti, me li leggo a casa e ripasso tra qualche giorno.
Giulia non ripasserò mai più, ho una paura fottuta e sinceramente sto tremando come una foglia. Giuliaaaaaaaaaaaaa, lasciami in pace! Adesso mi mandi anche i cloni ! In fondo che male stavo facendo? A te non facevo nulla, hai la tua vita chi ti ha chiesto qualcosa? Non ti vedo più, hai cambiato domicilio, non ti cerco, non ti voglio, non ti amo. Che cazzo ne so di tutto il resto?
Guardavo le tette di una ragazza giovane, bella, profumata, simpatica, abbiamo parlato e ci siamo salutati. Non ci torno perchè si chiama come te e perchè sono uno scemo ;
- vedi mi ha dato sti fogli, sono pieni di conti e tariffe… Non è vero: sotto in fondo a destra c’è un numero di cellulare, 347654…. Bimba non vengo lo stesso. CHIUSO!

sabato 20 febbraio 2016

Ah, gli amici

Senti un po’gatto ormai sei un adulto e certe cose te le posso dire chiare. Parto lo sai e sai anche come, non ho voglia di rimestare sempre la stesa minestra e poi mi pare che anche tu ti sei trovato in situazioni simili.
Certe notti ti ho visto rientrare con certe facce. E’ inutile che ti dica storie, telefonerò una volta sola in fondo manco solo 3 giorni. Non stare lì a menarmela con la storia della crudeltà e dell’egoismo umano: tu fai lo stesso bello mio, entri ed esci quando ti pare, certe notti non torni e mi vieni vicino solo quando ti conviene. Vero o no!
 La signora Pagnini ha detto sì, ti tiene con lei per questi giorni. Non fa poi tutto sto sforzo e gli ho scucito pure dei bei soldini. Sapessi come mi ha guardato, sta morendo dalla curiosità, meno male che non parlate la stessa lingua.
PARTO HO DECISO. Devi solo farmi un piacere, lascia stare il rivestimento del divano della signora per carità che quella è capacissima di farsi rifare il salotto da me dicendo che è colpa tua! Siamo d’accordo Bonsai?
 E quando ti parlo guardami in faccia per favore gattaccio malefico. Ci risentiamo la prossima settimana.
 Parto ma ritorno, scappo e poi guardo la mia vita di nascosto per capirci qualcosa perchè adesso…nebbia fitta!

venerdì 19 febbraio 2016

Un rapporto difficile almeno quanto la partenza

Lui gira per casa, ogni tanto entra qui e mi guarda, si lecca i baffi con la zampa sta fermo un paio di minuti e poi via, di nuovo. Lo chiamo e spunta dopo un istante; quando è arrivato aveva la coda in aria dalla contentezza, adesso che ha capito l’antifona non è più tanto allegro.
 - Bonsai che devo fare? - Miao
- No, non ci siamo capiti. Dobbiamo rovinarci la vita accidenti a te?
- Miao? - Non fare lo scemo che hai capito, negli ultimi tre giorni in giro mi hai fatto letteralmente impazzire! - Miaooo? - Sì, tu, e non fare quella faccia da topo.
- Miao! MIaoooooo, miao miao.
- Vabeh comunque adesso ti trovo una sistemazione e poi vediamo.
- Miau, miauuuuu
- Non è come credi però riflettici: in albergo ci sono problemi e quelli “aperti” sono rari. Io il corso lo faccio a 400 km da qui... In campeggio lasciamo perdere quello che hai combinato ( raccolta di lucertole depositate davanti alla tenda…) - Miao! - Cosa vuol dire che sei un gatto. - Miaoo
- Sì va bene ma non sono tutti disponibili a comprendere il tuo spirito felino, la bambina della signora col camper ha pianto molto e sua madre ha protestato col proprietario dicendo che era un’indecenza e la bimba si era traumatizzzata vedendo quei quattro cadaveri di lucertola sul sentierino. - Miao!
- Cinque, cinque ok. Ma resta il fatto che sei impresentabile ovunque
- Ma Miao! ma Miao!!
- Affanculo vacci tu e se mi insulti ancora ti porto dalla Pagnini. - Miauuuuuuuuuuuuu
 - Senti dobbiamo trovare una soluzione, una buona per entrambi. Adesso cerco una pensione per cani e gatti… - Miao?! - Ok, Ok, solo per gatti.
Resta adagiato per terra, abulico. Fa così per farmi sentire in colpa, e ci riesce. Ma io non riesco a dedicarmi a lui per ora. Sono io che ho bisogno di star solo ma capisco anche il suo disagio: quando è mancato per molti giorni c’era un vuoto nella mia vita, perchè dovrebbe essere diverso per lui? Dobbiamo accettare il compromesso Bonsai, è solo per pochi giorni. Poi tutto come prima, dai. - Ma miao, ma miao.
 Com’è che mi mandano tutti a quel paese in questo periodo?

giovedì 18 febbraio 2016

Stasera sofficini

Sulla porta di casa col gatto tra le braccia non ho alcuna voglia di rientrare; perchè sono partito, perchè sono tornato? Perchè sono un minchione ecco perchè. Cosa volevo? Cosa cercavo, quale stramaledetto equilibrio cercavo di raggiungere? Al gatto non gliene può fottere di meno e salta a terra con quel modo elastico che tutti i felini hanno, un’elasticità a me sconosciuta.
Ciao bello, contento di essere di nuovo a casa tua? Pare di sì, va bene, va bene vai di là, esplora il tuo territorio. Io mi metto qui stravaccato sul divano. Beh? Che guardi? Pappa? Acqua? Bonsai non è serata parla chiaro e andare, ok? Cosa guardi scemo di una bestia pelosa. La signora Pagnini era furiosa lo sai vero? 
  – Il suo gatto mi ha sporcato l’intero appartamento. Uno schifo, ma non ci sarà una terza volta sa!-
E ti ha messo fra le mie braccia con un’aria da fine del mondo: insomma gli hai sgagazzato tutta la casa, ma bravo!!!! Il fatto è che non ho voglia neanche di incazzarmi con te, la scema si è fregata i soldi non ti ha comprato la lettiera ( eppure glielo avevo detto chiaro) e pretende pure.
Bonsai miagola piano e mi guarda, a me sembra una guardata strana, non avrà dubbi anche lui?
Crisi d’identità ma passeggera, non possiamo stare qui a farci seghe mentali per il resto della vita.
Riassunto del film amico gatto: la blogosfera è un animale ancora più strano di te ed io ho ancora tanto da imparare. Ci riesco o mi rompo prima? Alcune cose mi sembrano pazzesche: identità identità, identità, prima di tutto poi, molto poi, i contenuti (anche se parlare di contenuti su questo blog mi sembra eccessivo).
Chi sei diche sesso seiquanti anni hai. Sposatoliberoo ARRAPATO!!?? Bonsai l’umanità è veramente scema ma tu resti un cagone. 
Mi stai ad ascoltare. Incredibile, mi stai facendo compagnia, non mi mandi a quel paese sdegnosamente come al solito. Cosa è successo? Argomento interessante? O pancia piena?
Amico mio sono uno sconfitto, sai? Ho capito che in questo strano ambiente puoi sparare le oscenità più incredibili e qualche devoto che ti viene dietro lo trovi sempre.
Bella roba i blog, forse ha ragione chi dice che è da scemi prendersi così tanto sul serio.
Sapessi gatto quanta gente lo fa. Alcuni bene devo dire, altri meno.
Tanti Guru improponibili, bella scrittura, spiriti complessi, vite misteriose e presentimenti inquietanti. Si forma poi immediatamente il comitato di inquisizione: analisi logica e grammaticale, cani da tartufo per svelare il vero volto di Enzo che non è enzo, Giulia non esiste e abiti in Sicilia e guai se replichi. Al muro!!!!!!
Io non lo so per certo chi sono le persone che arrivano qui, mi interessa poco saperlo, forse per altri è diverso ma è così fondamentale? Sì evidentemente.
 Allora facciamo così voglio l’indirizzo privato, lo stato di famiglia, la dichiarazione dei redditi, la fedina penale e soprattutto ( si vede lo sguardo da maniaco sessuale?) le misure vitali delle donne che mi commentano. EH, eh, eh eh: sono avido di sesso e vi avrooooooò.
Ma stasera solo sofficini, sofficini e rimpianti amico gatto. Lasciami dormire adesso per favore.

mercoledì 17 febbraio 2016

TECNICHE DI ALLUNAGGIO

19 e 21 della sera: il gatto vuole uscire sul balcone io no. 
Apro le imposte e lui va fuori, io mi lascio andare sul divano e penso, cerco, una soluzione per la sera.
Arrivo massimo a programmazioni entro le ore 18 questa è la verità. Rimettersi in forma, analizzare, scrollarsi di dosso l’apatia, uccidere la noia minchia, riprendersi la vita…ma vaffanculo. 
Adesso esco tirato a lucido, vado in un locale, mi siedo ordino un drink e mi guardo intorno con l’aria di uno capitato per caso.
Sì, sì, poi assumo quello sguardo del tipo che nulla più lo tocca, figuriamoci una donna, ma che forse per un
breve attimo… potrebbe regalarti un sorriso o una frase memorabile.
Lo sguardo da pesce lesso di alta qualità insomma. Loro arriveranno attirate dalla mancanza del pene esibito, arriveranno sicuro e poi?
Poi inizia la recita, il sogno ludico ( ho le mie fonti lessicali) il brivido breve, intenso e bruciante.Mezza parola, due mezze parole, un avverbio e un gesto con la mano: la guarderò negli occhi e mi dirò, in un centesimo di secondo, che gli occhi di una donna sono il portale per un’altra dimensione, lo penserò con tanta privata intensità che a lei arriverà come un’incertezza sottile e vibrante e godrà dell’immaginario legame che si sta creando….
Madonna che emozione, che goduria, sono troppo forte, adesso faccio una strage……
 anzi no, mi alzo, ragazza, mi alzo anche se sei una gran figa ed io sono solo, mi alzo ti carezzo con lo sguardo e me ne vado. E’ meglio, la recita funziona così senza coiti veri, senza prove, senza relazioni più lunghe di un battito di ciglia: senza reali realtà che poi illanguidiscono e muoiono,
la recita funziona solo se è una vera recita.  
Sta squillando il cellulare, stronzo sta squillando da almeno mezzo minuto, rispondi invece di meditare sulle scemenze più inverosimili; agguanto il cellulare e premo il tasto verde con la convizione che sia Lucio, il mio vecchio amico che mi chiede come va e se voglio uscire. Certo che voglio uscire Lucio, esco e ci diamo una botta di vita.
- Pronto? - Pronto Enzo, ciao …come stai?  Chi è…. non può essere lei, e se invece fosse lei?
 - Enzo? Ci sei ? E’ il modo in cui pronuncia la esse che la rende inconfondibile, una esse che ti sega in due.
 - Giulia! Ciao…..silenzio….non puoi farmi una domanda così, troppo difficile e lungo. Una domanda di riserva?
Ride Giulia, ride mentre io sto morendo e questa non è una recita, ma Bonsai sta grattando i vetri delle imposte, anche lui vuole sapere il resto della telefonata.
- Giulia scusa apro i vetri al gatto…ecco… esci stasera e ti dico come sto. Se ci riesco-

martedì 16 febbraio 2016

PORTE SOCCHIUSE

Due porte socchiuse, questo siamo.
Ma dietro le porte non si vede niente, nebbia, solo nebbia, e pochi sprazzi di vita vera.
Ci siamo visti, sono venuto io a trovarti, non sopporto le cose stiracchiate e sospese. Con te meno che con altri. Per questo sono venuto ed è stata una delusione. Anzi no una conferma di ciò che avevo intravisto giorni fa durante il mio lungo weekend del cavolo.
Lo sai cosa è successo Giulia? E’ successo che i dubbi e i gesti impacciati non sono più quelli di due che si desiderano ma hanno il pudore delle prime volte. No ora abbiamo solo la goffaggine di dover spiegare qualcosa che nemmeno conosciamo bene. Dopo 10 minuti di parole a vuoto, come va, che hai fatto, il gatto, gli amici il viaggetto, Che due palle!!! Dopo, visto che non mi aiutavi, il coniglio dal cilindro l’ho tirato fuori io.
- Giulia volevo invitarti a cena da me stasera. Ma per dirti basta non è necessario aspettare ancora.
- Sì, Certo…
E così adesso vado via. E vado via davvero. Che bastardo che sono, penso. E mi giro: stai affogando fra le lacrime.
- Non ce la faccio a stare così. Non è perchè voglio che ti prenda anche tu la tua parte di veleno. Non posso continuare così Giulia!
- Neanch’io... e singhiozzando mi dici tante altre cose che mi fai morire all'istante.
- Fammi capire allora. Lo sai che non mi piace giochicchiare con queste cose.
Il resto non te lo dico a parole ma tu lo senti ugualmente. Siamo due porte socchiuse amore mio e dietro c’è solo nebbia. Vederti non è servito a niente, parlarti nemmeno, desiderarti nemmeno, amarti meno di niente. L’amore se ne frega di te, di noi, ci possiede come una puttana da due soldi e poi ci butta via.
Non gestisci niente, non sei niente, sei innamorato, siamo innamorati. Siamo morti... e la resurrezione solo nei Vangeli… qui pietre tombali. Sto male.

lunedì 15 febbraio 2016

NE DI QUA NE DI LA'

Deve essere naturale per tutti e due e deve avvenire in un lasso di tempo adeguato a quella storia, e solo a quella. E’ bellissimo, è talmente bello e trascinante che basta assaggiarne un pezzetto e poi lo insegui per tutta la vita. E’una follia, un Viagra micidiale che ti tiene in tensione continua: ma chi cavolo lo ha detto che l’amore non esiste?
Presentatemi questo stronzo!!!
 Esiste ma io non so descriverlo, e non so prenderlo. Sono inadeguato, parto dai miei genitali e prendo la fuga nel cervello, sembra tutto perfetto. Lui mi prende la testa e me la gira al contrario, così con totale noncuranza. Demone, ossessione, come mi dice qualcuno, ignoranza. Porca miseria, ignoranza!!
Perchè non basta una marcia di avvicinamento, non basta godere come un pazzo, non basta lo sperma, non basta la vita, non basta il buio e la luce, il sì e il no. Lei è lì, la baci ti bacia, la scopi ti scopa, poi facciamo l’amore quando l’ansia si disperde sui nostri corpi ansanti. Siamo bellissimi, eterni stiamo bene o così così, non lo sappiamo ma vogliamo stare. A tutti costi. E non ci riusciamo e ci malediciamo perchè sappiamo che senza la comprensione vera, profonda, siamo finiti, zombi che passeggiano per la città.
Altro che civile discussione fra adulti. Una sedia elettrica senza Miglio verde e senza miracolo finale. La mia attuale situazione è perfettamente riflessa negli occhi del gatto che ho davanti: grandi e cangianti, interrogativi e annoiati di una mia possibile domanda. Enzo non rompere, fai le fusa anche tu e recupera da mangiare.
Ah, più tardi ho un incontro con la gattina del vicino; tutta bianca e con gli occhi chiari. Appena va in calore me la faccio, uomo stronzo come tutti gli umani, esco per la grondaia ( che ti credevi) e passo una seratina da ricordare. Allora? I croccantini?
Gatto prima o poi mi libero di te!

NUMERO CIVICO

Ho sistemato alcune cose: sciocchezze come la grafica sul blog, un rumore nella macchina, la guarnizione della caffettiera, la targhetta col nome sul citofono. Sciocchezze.
Mi sono costruito tutto un discorso, lungo, una strategia per sopravvviverti ( ma sì tre V) ; è stato meglio così, non confondiamo i sentimenti col sesso ( confondiamoli invece)
 bisogna saper tagliare, le minestre ricotte sono indigeste ( ma il digiuno non scherza)
chiodo scaccia chiodo, guardiamo avanti…
Non ti lascio, mi hai lasciato? Non lo sappiamo entrambi.
Sai che stiamo facendo? Facciamo i cretini in attesa, sì certo in attesa di vedere come vanno le cose: nell’attesa mugoliamo di piaceri interrotti. Non esiste essere più idiota dell’essere umano, sto pensando a ieri pomeriggio.
Ecco guardavo avanti ieri pomeriggio mentre il rag. Gulisano mi ripeteva da 15 minuti la stessa solfa della dichiarazione che bisogna rivedere etc. etc. Io nel mentre mettevo dentro il bagagliaio i registri vecchi e l’auto era pargheggiata di traverso sul marciapiede, un invito a nozze per il vigile di turno. Tu non potevi vedermi, come cavolo è possibile alle 18 e 30 pomeridiane di un giorno feriale bucare il bordello di Via Etnea e vedere Enzo col ragioniere che carica la macchina, vedermi tra un autobus e l’altro, tra una vita e l’altra. Ti ho sentita io, che ti sento sempre. Ho avvertito il tuo movimento fra la gente che si muoveva sull’altro lato della strada perchè quando ti muovi mi sposti il cuore. Ho alzato lo sguardo Giulia ed eri lì, Giulia che non sei qui. Giulia dall’altra parte con un altro, che parlavi a tratti mentre sistemavi qualcosa dentro la borsetta e poi ti voltavi e gli rispondevi intensa. Giulia con un uomo della mia età. No più giovane, un poco. Dinamico, sportivo come il coupè che lui ti apriva e che io invece ho venduto ( ma minchia era fuso). Un beddu masculu con le scarpe lucide in via Etnea, nel bordello di un pomeriggio di aprile, assieme a te che mentre sali in macchina sei un invito alla procreazione e ti sistemi i capelli... con quel gesto che adesso non è più mio. Non siete mai nostre, perchè dovrebbe essere diverso? La mia donna è una frase da abolire: siete solo vostre. Noi vi sfioriamo in questa come nelle altre possibili vite, vi annusiamo e restiamo sospesi come dei minchioni a guardarvi le gambe, gli occhi e il seno nella speranza di carpirvi anche il cuore, che poi lo conserviamo per sempre e diciamo E’ MIO. E’ MIO. E’ MIO!!!! Giulia l’auto è partita e la tua ombra è rimasta lì , davanti al numero civico 2….
- Dottore ma lei mi ascolta?- - Sì, sì, devo scappare, ci sentiamo domanimattina verso le 9 e 30-
- Ma… e le firme? Dottore le firme! Senza non posso portarli a fare bollare
- E te li firmo minchia. Ragioniere te li firmo, ti firmo anche la mia condanna a morte, dammi sti registri che da domani torno a fare l’Hippie. Ragioniere che non ti sei accorto di Giulia! Il fatto è che non avrai mai una Giulia che se ne è andata via.
Anche la multa mi stanno facendo: scrivi vigile urbano, scrivi ed io ti guardo e tu?
- E’ sua la macchina?- - Sì- - Sto scrivendo- Mi guarda strano come dire ma che sei scemo?
- Lei è in divieto di tutto- Giulia come si chiama lui? Sono annichilito ma devo continuare a vivere.
- Sto andando via, guardi- Devo andare via Giulia.

domenica 14 febbraio 2016

Bonsai

Mi manca, è uno stronzo egoista ma mi manca: sono 2 notti che non torna a casa. La prima me ne sono fregato ma da ieri penso a brutte cose. Gli umani animali sono crudeli più degli animali animali e chissà cosa può essere successo al mio gatto in giro per i tetti e le strade di questa città. Bonsai è un gatto gatto, uno con tutte le caratteristiche del caso tanto per capirci, indolente, insolente, menefreghista ma bello, proprio un bel gattone. Ci siamo raccontati un sacco di cose in questi mesi, ne sa più lui sulla mia storia con Giulia di chiunque altro. E adesso è sparito, anche prima non lo vedevo che per qualche istante ma sapevo che c’era, adesso è diverso. Stasera altro giro di ricognizione nei paraggi alla ricerca di una grossa palla di pelo.

sabato 13 febbraio 2016

NIENTE DA DIRE - Il post che tutti dovremmo scrivere più spesso

Non ho niente da dire! Niente frasi ad effetto stasera, niente di niente, niente sesso, amore, trascendenze varie. 
Non è una novità dirà qualcuno di voi, scrivi solo cazzate senza alcuna utilità. Opinioni, sono opinioni va bene? A me non frega niente di essere interessante ed intelligente,
ho la mia vita, il mio lavoro, la mia donna ( ?!), il mio gatto (?!)… devo essere impazzito!!!!
Va bene, cambiamo sonata. Scrivo quello che mi passa per la testa e per adesso non passa niente, sarà che il lavoro va male, Giulia ha fatto quello che meglio le riesce, mi ha fatto girare le scatole, Bonsai non so dov’è e la mia vita quindi è una cagata.
Leggo e guardo la tv. Leggo gli altri blog, a volte mi sorprendo siete bravi, altre siete stronzi, altre ancora non siete. Come me, siete appesi, mettiamo che abitavate vicino alla stazione di Viareggio e una notte BUMMMM, spazzati via, Cosa cavolo vuoi dire su una cosa così? Oppure senti Sarkozy che dice che il burqua offende la donna e lui in Francia non ne vuole. Che scoperta! Gli faranno un culo così se non modifica ve lo dico io: correzioni in corso d’opera. Peccato. Ma Carlà perchè non se lo mette lei il burqua così nasconde il suo faccino da ragazza viziatà. E’ caduto un aereo, era una caffettiera ma volava, in Europa no ma fuori invece sì, inchiesta, inchiesta, viviamo di inchieste ininterrotte. Non ho un cavolo da dire non sono abbastanza intelligente e preparato. Mi sento sciolto, confuso dentro il mondo, un numerino parte del fondale di carta pesta. Ma voi come cacchio fate a scriverci sopra!
Ho voglia di me che mi sono perso: forse ho voglia di Giulia e non sono capace di scriverci sopra una canzone ma come faccio a confessarlo? L’ho confessato? Non l’ho confessato. Stasera mi sento vecchio ed inutilmente furbo, se c’era il gatto almeno lo carezzavo, lui faceva le fusa, cercava cibo e mi mandava affanculo. Bonsai ho deciso che stasera vado di nuovo a chiedere di te: domande a tutti gli inquilini dello stabile...anche alla signora Pagnini, mi girano voirticosamente a parlare con quella mega stronza ma DEVO. Per il resto non ho niente da dire. Fine del post.

venerdì 12 febbraio 2016

Terreno minato

Fa freddo, c’è un tempo scemo, umido e appiccicoso. Non riesco a ragionare ammesso che ci sia riuscito negli ultimi mesi. Ci fosse una cosa che mi tranquilizzi a cominciare dalla sintassi e a finire al gatto. Che non c’è maledizione mentre altri suoi simili cominciano a visitare il terrazzino dove lui era il sovrano assoluto.

-Senti mi spiace per Bonsai ma non puoi fare così da una settimana - dice Giulia e stavolta mi sembra realmente infastidita. Da qualche giorno siamo tornati a vederci, anche a scoparci, per l’amarci ho qualche dubbio io…lei credo non ne ha avuti mai.
Terreno minato carusi: si comincia così e vengono fuori di botto tutti gli scheletri che abbiamo rinchiuso da tempo nell’armadio.
- Non ho voglia di parlare di questo, non ho voglie tutto qui. Sono solo stanco e ho bisogno di ricaricarmi-
- Eh lo vedo bene che non hai voglie…
- Eh minchia! Ma non puoi essere così Giulia, a tutti capitano periodi così. lasciami il tempo di ritarare tutto. - - Per il gatto? Vuoi ritarare per il gatto o c’è dell’altro?-
Lo so benissimo d’accordo!!! che questi discorsi iniziano piano sussurrati con pacatezza e poi diventano una valanga che travolge tutto: lo so o lo temo? E’ la stessa cosa, alla fine ci si manda a quel paese con uguale facilità. Solo che io oggi non voglio. Oggi niente vaffa. Oggi silenzio, per favore silenzio. discutiamo domani, ci lasciamo domani.
- Mi fai una rabbia Enzo! Sembra che non ti freghi di niente e di nessuno- Silenzio - Del gatto te ne sbattevi allegramente fino ad 8 giorni fa e quando si faceva l’amore gli davi una pedata e lo buttavi fuori in balcone.- Silenzio - Io non mi sento considerata, guarda. Non so cosa hai in testa, se ti va veramente di stare con me. Silenzio attento. - Sei anche tu come tutti gli altri, non si capisce di cosa hai paura e perchè cerchi scuse al tuo disinteresse-
Io lo so cazzo, lo so benissimo che se le rispondo finisce in un casino stupido e inutile; ma qualunque cosa faccia sarà quello il risultato . A meno che non la convinca con un momento di bestiale e focosa passione. Quella sì che funzionerebbe alla grande ma io non so recitare, non lo so fare più, Giulia se ne accorgerebbe subito e sarebbe ancora peggio. Lei ha ragione sono fuori, sono sballato e mi trascino: non so perchè sono così, non si può sapere tutto, sempre. Voi siete sempre in tiro? Sempre in linea ? Mai un cedimento? Sempre analisi perfette e soluzioni adeguate? Mandatemi il libretto di istruzioni prego.
-Giulia non sto bene ma se mi dai la mano e usciamo a fare due passi e la smettiamo di fare discorsi intelligenti e guardiamo la sera che scende e magari ci mangiamo una cosina così, dove capita e ci riscaldiamo questa fetta di vita, può darsi che riusciamo anche a volerci bene stasera e non finiamo come al solito a fare l’amore per poi stare male. Ah, domenticavo, Bonsai non c’entra.-
 Come se non avessi detto niente! Si alza, spegne la sigaretta, mi guarda seria, si gira e se ne va leggera sui suoi 15 centimetri... ha un culo meraviglioso. Ultima visione per stasera? E’ rimasta la scia di profumo e il senso di una cosa interrotta e adesso non faccio proprio nulla, non la rincorro, sto fermo qui, scrivo questo post, vado al Market compro quattro cose e mi cucino. Ogni tanto guardo giù in strada:  di Bonsai sta sparendo anche la sensazione. Devo vivere meglio e lavorare di più.

giovedì 11 febbraio 2016

HO APERTO LE IMPOSTE

E’ piovuto tutta la notte ed io mi sono rannicchiato nel letto per la prima volta dopo tanti mesi: dormo spalancato in genere, aperto al mondo e ai sogni.
Sentivo, dietro i vetri, l’acqua che scorreva come un muro compatto; ogni tanto un tuono lontano e qualche scia di luce dei lampi. Quanto mi piace sentire la pioggia che cade, il suo rumore mi coccola e dentro quella sinfonia posso immaginare qualsiasi cosa, anche di scrivere un post. Verso le 4 del mattino mi sono alzato e ho aperto un po’ le imposte: volevo ascoltare meglio. Disteso nel letto mi sono lasciato andare a ruota libera, nessun programma, nessuna priorità, la mia testa ronzava sconnessa a qualsiasi volontà esterna.
Esisteva solo la possibilità magica di formulare un pensiero, estrarne l’emozione, godersela, scoprirla nuova…fuori il sipario dell’acqua che cadeva. Stavo per addormentarmi quando un pensiero, scappato non so da dove, mi ha fulminato lì sul letto: ho pensato per un istante che normalmente in queste condizioni avrei cercato Bonsai, gli avrei aperto la porta della terrazza e lui sarebbe corso ad accucciarsi sodisfatto accanto al divano. Da lì la mente è volata via sui mille panorami che abbiamo nascosti dentro, la morte, la vita, il sesso l’amore, l’amicizia e Enzo con i suoi sogni e i suoi libri. E un domani ancora vasto mentre il passato è ancora attaccato al culo.

mercoledì 10 febbraio 2016

IN CERCA DI ME E DI TE

Stamattina presto: sono uscito prima perchè dormo poco e male e perchè voglio dare un’occhiata in giro, chissà Bonsai magari lo incontro.
UNA DIMENSIONE- sono schiacciato dalla sparizione del gatto e dal senso d’impotenza riguardo al fatto, mi sento una cacca. Possibile che in questo quartiere nessuno in 4 giorni abbia notato un gattone così? Posssibile, qua si fanno tutti, apparentemente, i fatti loro, di gatti è pieno e di Bonsai neanche l’ombra.
3D- C’è un gruppo di ragazzotti, mio nonno li avrebbe chiamati malacarne, stanno lì sul marciapiede lungo i giardinetti ed hanno un cane piccolo al seguito. Rallento con la macchina e gli sfilo accanto, brutte facce, e il cane è tenuto legato con una corda direttamente a segargli il collo. L’animale è malandato. I tizi ridono e se lo trascinano dietro, fumano e strusciano i piedi.
UNA DIMENSIONE- che cazzo me ne frega di questi teppisti? Il cane non è mio, che posso farci? Gente così ci mette niente a tirar fuori il coltello. Gente così ne vedi sempre più spesso in giro, se avessi un ragazzino non lo farei giocare per le strade di questo quartiere. Io son cresciuto per strada oggi non so che farei. Oggi probabilmente a casa e playstation.
3D- Mi buca la testa improvviso questo pensiero del maltrattamento degli animali, che sono diverse settimane che spariscono animali in giro. Penso al mio gatto e guardo il gruppetto, freno e scendo.
 - Di chi è il cane?- nessuna risposta ma un’occhiata sorpresa.
- Allora? di chi cazzo è questo cane?- - Mio – fa uno, il più grosso.
- Bene allora fuori il tesserino dell'animale! - Bleffo
- Ma tu chi minchia sei stronzo, che vuoi, fuori dalle palle- Sono quattro, due li posso massacrare ma gli altri? Mentre faccio questo delicato pensiero li ho tutti attorno e adesso sono cazzi.
- Lasciate libero il cane e andate via, subito - Scatta il primo coltello, figuriamoci. Dall’altra parte della strada passa qualcuno ma tira dritto, non guarda verso di me.
- Molla il cane e non vi denuncio.
 - Chi denunci frocio? Adesso ti facciamo la festa froc…
La ginocchiata nei coglioni l’ho data per fare male e per avere il tempo di raggiungere l’auto.
Dentro ho un bloccapedale in acciaio che spaccherebbe la testa ad un dinosauro. Mi inseguono, apro la portiera, mi afferano alla gamba, ho il pezzo di metallo in mano, adesso commetto un omicidio, Bonsai guarda in che casino mi hai messo, porca miseria bastarda!
CARABINIERI.
 la pattuglia si è materializzata per incanto, sono salvo. Incredibile
UNA DIMENSIONE: un altro po’ e ingabbiavano me per percosse a pacifici cittadini. Poi la cosa ha girato per il verso giusto, li ha fregati il cagnolino che era di una signora che aveva denunciato la scomparsa 5 giorni prima; l’animale era già in condizioni disastrose, si erano divertiti a ferirlo col coltello i bastardi. Probabilmente lo avrebbero ucciso nel pomeriggio. Così per gioco. un gioco assurdo in una società ad una dimensione, in una umanità di merda schifosa.
Lei può andare signor R…. ma si dia una calmata, voi quattro vi farete un pò di fresco dietro le sbarre per vagabondaggio e furto. Ridono i teppisti e mentre passo vicino al più grosso lui mi sibila
- Sappiamo dove stai frocio e la tua macchina non ce la scordiamo.
 Esco e penso: se hanno preso Bonsai non lo rivedrò mai più, ma le facce dei quattro teppisti invece sì. Ho dentro una rabbia immensa

I singles non piangono mai

Ho deciso ieri sera. Cambio casa, non so se Giulia sarebbe contenta ma io quando l’ho deciso mi sono dato il cinque da solo. E vai Enzo, casa nuova e nuovi casini, vai vai vai ci diamo una mossa e cambiamo le prospettive. Così mi sono detto ieri sera mentre facevo due passi per il quartiere: me lo sono guardato a lungo e l’ho salutato. Malinconia? Che cazzo dite, i duri come me non piangono mai… Ero distrutto altrochè, pieno di tristezza e non capivo il perchè.
Sto qui da 7 anni e faccio la stessa vita da sempre: gli amici (pochi) la gente ( molta) le donne ( no comment) il lavoro ( Mah) e un gatto da 3 anni ( Ex Gatto). Tutto utile niente indispensabile, mi dicevo.
Ed erano le solite sciocchezze perchè mi sembrava, andando via, di spogliarmi nudo come un verme e presentarmi all porta della vita come un mendicante che cerca aiuto e comprensione.
Malinconia? Ma che ne so accidenti, confusione forse, o forse altre cose ancora, malinconia no, niente malinconia per Enzo. Enzo ieri sera ha deciso lucidamente e la prossima settimana trasloca in un’altra zona della città . Mentre ero lì con questa bella e maschia decisione fra le braccia il cielo si è annuvolato: pioverà mi son detto, piove spesso di sera dopo aver fatto un umido pazzesco per tutto il giorno. E mi sono incamminato di corsa verso casa, ho intravisto la macchina parcheggiata nel controviale mi è sembrata integra (ci ho speso una bella barca di soldi) e mi sono infilato dentro mentre tra un tuono e l’altro si è messo a piovere.
Ho già iniziato a smontare molte cose e il pavimento è pieno di scatoloni a loro volta pieni di cianfusaglie. Avete mai notate di quanta roba inutile ci circondiamo? Una quantità di cose perfettamente senza senso vero ma che segnano la nostra giornata come i catarifrangenti di una strada.
Quindi ho fatto il solito slalom fra l’ingresso e la cucina e sono approdato al divano unica presenza ancora utilizzabile di questa casa; lì mi sono afflosciato col telecomando in mano e la tv spenta. Pensavo a mille cose e non ne fermavo nessuna, il senso di vuoto senza dolore, di vuoto e basta, non se n’era andato, era lì dentro quelle stanze che avevo deciso di abbandonare per sempre Pensavo anche a questo blog, a questo modo di sfogarmi come un minchione gridando all’aria i miei perchè. Pensavo a voi, agli altri blogger ognuno chiuso dentro la sua scatola col suo inconfondibile profumo, con i suoi sogni e i suoi ritmi, gli uomini e le donne, i colori del template, la grafica, le foto…la musica ( a proposito devo pensare di metterla anch’io).
Ah, dovevate vedermi stravaccato sul sofà con i miei jeans “vissuti” spettinato e la camicia bianca a righine sottili che mi piace tanto. Uno spettacolo! La rappresentazione perfetta del single a riposo, in attesa che cambi il tempo, perchè fuori intanto l’acqua veniva giù giusta e faceva abbastanza rumore.
Ad un certo punto avevo fame, quel tipo di appetito che prende a tradimento quelli che fanno una vita del cavolo come la mia e mangiano in un disordine continuo ( nella casa nuova cambieremo anche questo!?) e mi sono alzato. Qualcosa nel frigo doveva pur esserci, di uscire di nuovo per l’ennesima trattoria- gastronomia neanche a parlarne.
In piedi allora e fuoco ai fornelli e son passato davanti ai vetri che danno sul terrazzino e lì dietro i vetri c’era Bonsai. 
Grattava il vetro con la zampa ed era lì. Il mio gatto era tornato. Ho aperto, era in condizioni disastrose: un occhio chiuso, il pelo arruffato e sporco a tal punto da aver cambiato colore. - Micio, vieni qui- gli ho detto abbassandomi. E’ entrato e faceva le fusa il mio vecchio amico, zoppicava e faceva le fusa. Ed io piangevo come un coglione. Stamattina l’ho portato dal veterinario: malconcio ma si riprenderà, abbiamo la scorza dura io e lui e ci trasferiamo assieme. Adesso nulla mi trattiene più qui. Nulla.

martedì 9 febbraio 2016

Giulia sempre un passo avanti

Vestito. Il primo pantalone pulito ed una camicia candida perché mi piacciono molto, il profumo quello di sempre e in scarsa quantità e poi la mia macchina, il mio coupè, non molto pulito però. E sono qui sotto ad aspettarla e non riesco a mettere a fuoco niente, forse è una fortuna, forse è normale ma sono chiaramente eccitato, nessuna recita stavolta, sono un pesce lesso al naturale.
“Ci vediamo stasera?” – D’accordo- D’accordo?
Hai detto così con una naturalezza antica e io mi sono riappacificato col mondo. Vediamoci stasera, viviamo stasera, soprattutto non facciamo programmi stasera Quando appare sul portone sono nel passato ma arrivo subito al presente, in un attimo sono quel che sono adesso, un relitto fluttuante e lei resta sempre Giulia, Giulia al suo posto, Giulia sempre un passo avanti al mio.
 - Enzo ciao- una mano sulla spalla ed una carezza leggera - Ciao- ed un lungo sguardo pieno di parole. - Sono felice che tu abbia accettato- e la guardo senza ritegno, la guardo tutta e non me ne frega niente di quello che può pensare. E’ una meraviglia, trucco leggero e un piccolo tailleur rosso con un corpetto nero… e il nylon delle sue calze strofinate fra loro ad farmi cuocere a fuoco lento.
- Sei bellissima Giulia, devo dirtelo scusami , altrimenti scoppio. - Ma come fai ad essere sempre lo stesso ? – Ride – non ti riesce proprio di controllarti vero? Ma lo dici così bene.
Metto in moto sì porco giuda, metto in moto sennò rovino tutto saltandole addosso qui sul piazzale. Guido e andiamo via, mi distraggo, tiro la terza e lei mi dice : “hai fretta?” Rallento e le dico: “Programmi?”
Sono io, sono sempre stato io a farli per entrambi mi ricorda , perché quindi cambiare?
 - Andiamo in quella trattoria sull’ansa del porto prima dell’argine- fa cenno di sì con la testa e muove i capelli ed io sono assalito di nuovo da una voglia micidiale e puerile. Tiro la terza, meglio…e lei ride perché ha capito, capisce sempre. Abbiamo mangiato…… qualcosa chissà cosa. Ma c’era tranquillità. Mi ha chiesto di me della casa nuova, del gatto, mi ha scavato dentro voracemente ed io mi sono fatto spolpare. Più nudo ero meglio stavo, nudo ed uomo così sotto le stelle di agosto. Sapete come si sta bene a star male naturalmente? E’ una liberazione. Poter confessare la propria limitatezza, i propri bisogni.
Poter dire Giulia mi manchi da morire senza te io sono a metà e non so come. Giulia non capisco quale meccanismo si è rotto e non so come ripararlo, sinceramente non ho capito un cazzo di questa storia: sei volata via per me senza un motivo plausibile. - Ce ne vuole uno, sempre? - No ma provare a capire fa bene - Perché? - Perché ti amo. E’ semplice!
- Non c’eri più con la stessa intensità, Enzo. L’ho capito quella sera, l’ultima, nella casa vecchia mentre facevamo l’amore. Solo le donne sanno essere così crudelmente sincere, pensare che glielo chiediamo noi di farlo e loro non eseguono quasi mai, ma se lo fanno…..
 - Giulia ma da come ti muovevi sotto e sopra di me non sembrava, non si gode a comando. Ma non importa nessuno di noi può essere sempre al top non fisicamente, non per un maschio, quindi era un’altra cosa.
- Sai che notte è questa Enzo? - Beh no, vivo da un po’ senza un’idea precisa dei giorni della settimana
- S. Lorenzo, è la notte di S. Lorenzo, quella delle stelle cadenti e dei desideri
- Mi hai telefonato per questo? - Sì volevo rivederti, questo era il primo desiderio. Stare qui stasera con te così mi ha riempito la testa fin da stamattina, così ti ho telefonato. Sono contenta di averlo fatto, semplicemente.
La esse mi ha tagliato il fiato, capisco che gli ormoni stanno per travolgermi. Ti prendo le mani e ti giro verso di me e ti bacio. Finalmente ti bacio e ti bevo con tutti i tuoi ed i miei umori . Ti bacio Giulia per passare dall’altra parte del mondo e tornare a vivere; non mi importa se fra un’ora mi sfracello dabbasso, non me ne frega niente di riflettere. Non ti parlo. Poi fare l’amore ci arriva addosso da lontano, ci prende e ci porta via col suo linguaggio terribile e magnifico. Entro ed esco dal tuo corpo e annego dentro di te. Mi abbracci con le tue mucose ed io mi riconosco in te, parte di te, un’entità nuova prima solo intravista. Ci migliora l’amore, ci eleva ci fa diversi Giulia, ci ucciderà perche non possiamo reggerlo a lungo. Nessuno può farlo mia signora, lui è già fuori da noi e ci osserva. Carezzando la tua pelle morbida, il tuo seno, spiando il leggero ansare del tuo ventre e lieve movimento di seta delle tue ciglia capisco che adesso è veramente finita.
Il miracolo non si ripeterà più, se voglio fare lo stronzo rovinerò tutto dicendo qualche frase di rito. NON PRONUNCIO NEMMENO UNA PAROLA! NEMMENO TU.
Se penso che ci siamo amati ed è per sempre faccio un peccato?

lunedì 8 febbraio 2016

STRADARIO, Una normale giornata sulle strade della mia città

Ci sono state un po’ di cose nelle ultime settimane. Ho voluto intenzionalmente lasciare passare un po’ di tempo e scrivere di argomenti impersonali, è un ottima soluzione scrivere di altro da sè, sposta l’equilibrio dal mare ai monti e tu sembri diverso. Invece sei sempre il solito scemo con i tuoi pesi di sempre.
Io comunque sono uno che si appassiona per indole e scrive di fretta perchè vorrebbe aver inventato il blog totale. Non l’ho inventato d'accordo! Ma ci sono vicino.
Quello che è successo 4 giorni fa è molto più importante e devastante della partita di ieri e ha fatto danni più gravi di quelli della Lega in Italia. Altrochè. Sono uscito alle 7 e 30 e già c’era un soddisfacente casino per strada, il fatto è che sto casino c’è sempre, i tempi morti per il traffico cittadino sono solo fra le 24 e le 6 e 50 del mattino, ma è possibile? Dopo i primi 10 minuti divento leghista…ma andate a lavorare terroni! Sempre in giro. A lavorare minchia. Ed io? Io sto andando a lavorare minchia e sono in strada e in macchina io. Comunque siamo in troppi ( questo è il momento della pulizia etnica) è necessario fare un bel repulisti, sfrondare, tagliare gli accessi alla macchina almeno del 50 % e lasciare me fra gli eletti è ovvio.
Una clio bianca passa col rosso,
freno e per un pelo quello dietro non mi tampona, normale. 
Cento metri più avanti.. viale vitt. Veneto che è largo ma diventa un budello perche le macchine sono piazzate in doppia fila da entrambi i lati, normale.
Una 147che è alla mia sinistra si ricorda di girare in via D’Annunzio all’improvviso
 e mi taglia la strada,
però fra sto stronzo e me si infila contemporaneamente il motorino senza casco ma con gran fretta.
Non succede niente, che culo: 
 la 147 svolta, il motorino schizza dritto per i fatti suoi
 e io continuo attraversando l’incrocio col quasi rosso. 
Ritirare le patenti al 60 % dei catanesi questo bisogna fare, criminali incoscienti… guarda la signora come si sposta dal doppio parcheggio senza freccia, assassina… Giro in via Milano che forse trovo meno traffico. Giro, stesso bordello… ma io a piazza Corsica devo arrivarci lo stesso… Ci sono arrivato, 50 metri di senso vietato, ma ci sono, parcheggio, ultimo problema, qui ci dovrebbe essere una traversa ( conosco bene la zona, ci abita la madre di Giulia) con un angolo sconosciuto dove….
Cè la sua macchina parcheggiata!
E’ la sua conosco a memoria la targa. Allora è tornata e non mi ha cercato, Forse la mamà sta male, forse c’è qualche altro problema. Giulia è qui e io non lo sapevo. Perchè poi avrei dovuto saperlo, sono out da mesi ormai, fuori dalla storia forse lei sì, io forse no. Non mi ha chiamato nemmeno per un saluto per non farmi male, per non farsi male, perchè non gliene frega più niente o perchè gli importa troppo.
E’ arrivata in aereo? No in auto, la sua Stilo è qui, non ha mai amato giudare e si è fatta Roma Catania in auto?
L’ha accompagnata qualcuno è sicuro, e adesso lo presenta in casa. Ma a Enzo cosa gliene frega? Enzo è out, ci siamo lasciati, siamo adulti e ci siamo lasciati, non poteva durare, non è durata.
Ma che Giulia sia qui così mi destabilizza, mi fa star male, mi fa pensare a tutto un mondo che avevo stipato dentro un cassetto….
- Scusi, si sente male? - Chi è questo, chi vvoli?
- Sta male? - Chi io? No, perchè? E lo guardo strano
- Sintissi, è mezzora che suono e lei non si muove. Sta intralciando la strada, che dobbiamo fare?
Arrivano altri e mi guardano ed io metto la prima e me ne vado.
Come un ladro braccato, un animale ferito che non sa che dire e che non cerca neppure pietà, me ne vado. Ma Giulia c’è ancora, in qualche modo c’è ancora ed io non so conviverci.
Guardo nello specchietto: il campanello di gente che si era formato dietro a me discute ancora.

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